mercoledì 28 giugno 2017

Penso, scemo chi legge.

Dopo aver ucciso degli spatzle verdi con una birra Heineken, 
mentre fuori dalle finestre il meteo irride l'estate, 
mentre una gatta grigia corre come una automobilina pelosa tra le stanze vuote, 
e la radio mette del bel blues che non conosco...


...penso alle ore buttate al lavoro, 
ad arricchire persone che non stimo, 
a servire individui che non sanno sorridere, 
a fidelizzare individui che butterei sotto i treni, 
a sorridere a lagnosi a cui urlerei in viso la loro meschinità, 


penso a tutti quei "per sempre
e a quei "io non lo farei mai
che i sicuri di sé hanno perso lungo la via della loro perfetta vita
e che 
con sapiente maestria celano sotto pietosi veli di memoria labile.

 
Penso ai social e alla verità su noi stessi che viene finalmente esposta al pubblico ludibrio, penso ai figli indemoniati di alcune persone che conosco e alla grandezza del loro amore, penso che io e il mio egoismo cosmico viviamo molto meglio così, 
senza figli indemoniati... 
o non indemoniati. 


Penso ai piedistalli su cui salire per rendere sodi i glutei, e dai quali scendere in fretta per non romperseli i glutei. 
Penso ai peri da cui cadere come esercizio di stile. 
Penso ai nichilisti che non si capisce un cazzo cosa vogliano, e che quindi fanno bene i nichilisti. 
Penso agli attaccabrighe da social che con maestria ignoro e a cui do ragione per togliermeli subito dai coglioni,
 professionista che non sono altro.


 Penso ai 3500 metri di dislivello fatti in Trentino in tre giorni e in poche ore, 
agli attimi passati insieme a Dolce3/4 lasciata libera dal suo lavoro e dalle sue colleghe e amiche.
 Penso alle montagne ignorate da chi ci vive sotto per due mesi. 
E anche da chi ci vive sotto sempre.


Penso allo spreco quotidiano della bellezza. 


Penso che ieri alla lezione di spinning mentre si pedalava da invasati sotto il bum-bum della musica ritmata, osservavo il parquet segnato dalle strisciate di anni di scarpe e bike, e nelle forme avvoltolate e lineari cercavo qualcosa di Picasso.


Penso a tante cose, tutte per lo più inutili, tutte cose che non arricchiscono, cose con le quali non si mangia, cose che scrivo qui mentre Amalia si fa bella, ancora più bella e il telefono vibra qualche lontano messaggio.

Penso alla frase del sergente Lo Russo di Mediterraneo.
Penso che "chi vive sperando muore cagando".

Penso che abbiano ragione tutti.
Basta che non mi vengano a spiegare il perché.


Amalia va a leggere il messaggio, io chiudo il post.


Penso, scemo chi legge.



Buona serata umani

La Crepa Neigra. La montagna incantata.

Questo post parla di quella che ho chiamato la mia montagna incantata del Trentino... una delle due o tre in realtà, ma a voi che interessa? Vi direte... e mi direte. E come biasimarvi.

Ne ho scritto un post qualche giorno fa, parlava di una escursione lì attorno... la metto QUI . 

Stavolta ci sono risalito come una sorta di pellegrinaggio, come allenamento in vista della GARA di fine luglio, come modo per ammazzare il tempo mentre Dolce3/4 lavora, perché mi piace e per scriverne qui perché dai, si intuisce che ci tenete un casino.

Auto, ma senza dover far troppa strada. La si abbandona in un parcheggio a Canazei, poco prima della stazione della protezione civile. Ci si mette le scarpe giuste, si mette in spalla lo zainetto minimal, le bacchette, si guarda in alto e quella, la Montagna Incantata, la Crepa Neigra, ti sfida a raggiungerla. 


Foto di repertorio da Vk 2016. Dalla partenza alla Crepa. Il ferro da stiro lassù.

Mi incammino, non parto proprio dalla partenza della gara perché è zona off-limits fino a fine luglio, quelli del maneggio ti tagliano le gambe se passi dalla loro proprietà. Non è vero. Non ti tagliano le gambe, ma un po' si incazzano. 

Quando partecipo alla competizione non ho tempo di capire molto, nonostante la lentezza con cui salgo io rispetto ai mostri pro o meno che mi stanno attorno.

Salendo per diletto invece mi rendo conto passo dopo passo del perché quando arrivo alla crociona in alto, quella che quando sei tra Campitello e Alba di Canazei basta alzare la testa e vederla spuntare sopra il ferro da stiro della Crepa Neigra, sono un uomo morto.

Ci sono pendenze assurde, il sentiero non è che sia proprio segnato, lo si intuisce, si sa che c'è perché lo si fa in gara, ma tant'è. Io lo so, e salgo. Tra tratti scalinati con pezzi di legno a tratti scalinati direttamente nella terra e nell'erba. Alla parte terminale che ricordavo quasi piatta e che invece ti ammazza per gli ultimi metri sempre al cospetto del crocione che se la ride del tuo sudore. 


Manca poco, uno sguardo in alto, un paio di foto, un sorso d'acqua, un ma come cacchio fanno a farla in così poco tempo i fenomeni della disciplina, e poi su, un passo alla volta, poi un beh, ma anche tu non sei andato poi così male l'anno scorso, sì, ma quest'anno non ce la faccio, ma no, dai vedrai che magari riesci a batterti, e no, dai attacca tu, no dai attacca tu, e dopo il solito litigio con il me stesso patetico, quello arrendevole, quello parzialmente ottimista, il disfattista, quello sbruffone senza troppa convinzione e le altre svariate personalità... 

...ecco gli ultimi tratti a serpentina del sentiero (da tagliare in linea retta come da percorso gara) che salgono alla croce che se la ride un po' meno, fino al punto più alto e che pochi passi dopo le bandierine tibetane, dopo il pannello solare che non ho ben capito a cosa serva, dopo il libro di vetta dove saluto la mia montagna incantata, finisce con un bel salto a strapiombo direttamente, o quasi, verso Alba di Canazei.


Finito. Da lì sopra c'è tutto l'Unesco e il suo patrimonio che ci guarda. Sì, esatto. Questa è la mia personalità sborona che parla e che identifica noialtri come il panorama che le dolomiti osservano ammirate dai loro monumentali piedistalli.


Va beh. Poi scendo. Potrei scendere verso il Ciampac e dilungarmi in una facile e lunga discesa, oppure rifare il percorso fatto a salire.

Bene.
Faccio il percorso fatto a salire che devo tornare da Dolce3/4 più o meno in fretta.

Facendolo si può ben osservare che la pendenza non è affatto normale. Si rischia di scivolare, non si scivola, ma la sensazione è che sia meglio, molto meglio non scivolare. E ogni sasso che inavvertitamente fai rotolare di sotto, beh, spera che non ci sia nessuno perché non c'è verso che si fermi. 

Alla fine arrivo giù e mi rendo conto che in discesa ci ho messo comunque di più di quanto ci mettono i primi a salire questo Vertical.

No comment. 

Mi rimetto in sesto, prendo l'auto, vado da Dolce3/4 e la rapisco dal suo lavoro. Andiamo a mangiare. La prima volta in tre giorni che siamo più o meno da soli. Canederli allo speck e birra media chiara. Vado a riprendere Amalia. Carico in auto tutto il caricabile e torno ai temporali padani. Dolce3/4 è già attorniata dal suo lavoro e dalle sue colleghe. Amalia fa ciao dal trasportino. 

Ciao.








lunedì 26 giugno 2017

Del Vertical del Cornon, di Amalia, di Dolce3/4, della Val di Fiemme...

Punto 1. Il viaggio


Si carica la macchina come per una trasferta di tre settimane invece che tre giorni con, per esempio:
  1. la bici che prima o poi i passi dolomitici bisognerà farli. 
  2. la gatta che Dolce3/4 vuole vederla.
  3. scarpe da trail, scarponi da montagna, chilogrammi di indumenti tecnici, da corsa e non.
  4. la sabbietta, la pappa, la vaschetta, il trasportino con dentro la gatta grigia di nome Amalia. 
Si prende la Milano Venezia direzione Tesero. Dolce3/4 è a Canazei per il camp sportivo ma avrà così poco tempo da dedicarmi che mi trovo cose da fare. 
Tipo: vedi punto 2.

NB. Ricordarsi di non far mangiare la gatta prima di un viaggio. 

Si va a Tesero per ritirare il pacco gara (contiene la pasta Felicetti e a casa sta finendo per cui mi pare saggio fare 1083 metri di dislivello invece che andare al supermercato).


Alle 17.00 si parte con tanto scetticismo nel cuore, nella mente e nelle gambe.

Lo scetticismo si tramuta in tragedia infinita. 
Mille metri e un po' di più di fatica assurda, il desiderio ogni 100 metri di dislivello di tornare indietro, le persone che credevo fossero scarse che mi sverniciano salendo. Quei pochi passi di corsa in cresta prima dell'arrivo, giusto per terminare con un briciolo di dignità. 




Il tempo di ben 15 minuti superiore a quello dell'anno scorso. 
La coca cola al ristoro e la discesa con gruppo di simpatici personaggi di Cavalese. 



Alle 19.00 il ritorno in navetta e il pasta party. Polenta, birra e salamella, un pezzo di formaggio. 
Fatica dimenticata. 
Scetticismo ancora in corpo. Ma chi se ne frega.

(Vincono Hannes Perkmann e Francesca Rossi. Qui c'è pure un video, se guardi bene a un certo punto inquadrano pure me... )

Vado da Amalia che attende in camera dormendo nel lavandino.

Punto 3. Dolce3/4


Raggiungo Dolce3/4 in Val di Fassa. Effusioni, ma questo non vi interessa. Effusioni di Dolce3/4 con la gatta. Questo vi deve interessare perché sto con una gattara quindi statemi vicino.

I saluti con i millemila amici del camp di Dolce3/4. La birra. Le prese in giro di chiunque per il fatto di avere portato Amalia. E tutti a chiedere di Gandalf il cane che si rifiutò di salire in auto con Dolce3/4. Risate dal pubblico.

La discoteca. Non ci andavo dai tempi di Mozart. Fa parte del loro lavoro, stanchi o no ogni tanto gli tocca, ma poi si divertono. Champagne del Guru del Camp. Un Cuba Libre, da quanto tempo che non ne bevevo uno. Il ciupito arrivato chissà da dove. Me ne vado alle due. 



Il temporale imminente. 

Amalia attende sotto le doghe del letto vuoto. Non ricorda come ci è finita. Sta spolverando. La libero e a nanna. La pioggia picchietta sul tetto. La temperatura è normale. 15 gradi è normale. Ecco.

Punto 4. Posti brutti della Val di Fiemme.


Il giorno dopo il pessimo vertical penso alla bicicletta nel bagagliaio coperta da un telo mimetico come un cadavere da occultare.

C'è il Sella Ronda Bike Day, che non sapevo ci fosse. 

Chiudono i passi dolomiti del Sella Ronda e un sacco di ciclisti indemoniati faranno il giro dei quattro passi. Alcune avvertenze che mi fa qualcuno: in senso orario eh, non si torna indietro eh, si va su e non si torna giù eh, si tiene la destra eh, sono 4 passi e 1600 metri di dislivello in totale eh. 

So tutto. O quasi. Non so se farlo, non so se ne sono in grado. 
E poi tutti quei ciclisti troppo esperti. A proposito: avete mai conosciuto un ciclista dai cui racconti non si evince quanto sia splendido? Io mai.
Non so. L'unica cosa che so è che sono paranoico. Sì. questo sì.
La faccio o non lo faccio? Dunque.

Temporale.
Mi tolgo il dubbio. Non la faccio.

Mi sveglio tardi, la signora del Maso dove alloggio mi fa la colazione lo stesso. Un angelo. Mi fa anche i panini da portare via per l'escursione che farò. Mi dà la sua fantastica torta. Mi chiede se voglio una stanza più grande che tanto sono l'unico ospite. Mi rassicura su Amalia. 

Andateci. Vi metto il link qui. Si chiama Maso Santa Libera e merita la di voi illustre visita.

Poi prendo l'auto e vado dalle parti degli impianti del Cermis. Non li prendo che devo allenarmi con un po' di dislivello e poi sono contrario all'uso. Ma niente pipponi. Ognuno faccia come preferisce.

Prendo una strada e mollo l'auto all'agriturismo Salanzada. Ci sono un sacco di sentieri e vari itinerari. Ne scelgo uno che si chiama L08. Lo trovo interessante come combinazione di lettera e numero. Ovviamente quest'ultima frase è una cazzata.

Sbaglio un paio di sentieri così tanto per aumentare il dislivello... (sì, ok). 
Mi inoltro nel paradiso dei boschi della Val di Fiemme. 

#Postibrutti da antologia questi. 


Supero due guardiani di 50 metri l'uno. 




E alla fine arrivo alla Malga di Val Moena

Essendo partito tardi devo tornare. Ci sarebbe da finire il giro. Roba da varie ore e diversi chilometri. Mi accontento di questi 20. Numero persone incontrate: 2. La meraviglia.


Punto 5. Punto


Non ora che si fa troppo lungo questo post e non vorrei essere ingiustamente accusato di prolissità dai soliti facinorosi attaccabrighe.
Anche questa frase è di fantasia.


Fine.