mercoledì 13 dicembre 2017

Non è questa l'ora.

E' stata una giornata strana, negativa per un certo verso, quasi positiva per altri.

Come tutte le giornate insomma. Niente di nuovo, è vero.

L'originalità non è di questo post, a quanto pare. 

Ho affrontato gente tragica, evitato di ascoltare pseudo motivatori, superato con un balzo, zoppicante balzo, informatissimi suggeritori.

Ho odiato insegnanti ignoranti, arroganti di ogni risma, egoisti indefessi, inutili furbetti. 

Ho fatto la ramanzina a vecchi saggi, ricevuto suggerimenti da giovani inesperti.

Ho smesso gli abiti della pazienza. 

Ho appallottolato la spugna e ho cosparso la speranza di cenere.

Ho sperato nella neve. 
Ho immaginato il prossimo viaggio. 
Ho inventato una baita nella tormenta e l'ho riempita di libri di Stephen King.
L'ho arredata con una poltrona, un camino acceso e una gatta grigia.
Ho spento la luce e acceso la tempesta.
Ho atteso.
E non ne sono uscito vivo.

Solo allora ho respirato di nuovo. Mi si è accesa l'immaginazione. La bellezza ha spodestato l'arroganza. Ho aperto il vino, abbiamo brindato.

Non sarà certo una vittoria, ma sarà una sorta di successo.

Ci vorrebbe Venezia adesso, ci vorrebbe la nebbia, e le calli deserte.
Ci vorrebbe lo sciabordio di un vascello lungo le zattere, un duello dopo il tramonto, una bottiglia di vino rosso.
Una festa, le maschere e buoni musicisti.
Ci vorrebbero sordidi peccati e qualcuno a cui raccontarli.

Ci vorrebbe una buona idea e la voglia di scriverla bene... schifosamente bene.

Ma non è questa l'ora.

Questa è l'ora di ripiegare i desideri nell'armadio, insieme agli scheletri imbolsiti e ai mostri allergici.
Questa è l'ora di mettere un punto allo sproloquio, o una virgola, tre puntini di sospensione almeno.
Questa è l'ora di non pensare per un po'.






giovedì 7 dicembre 2017

La ragazza e il pastore.

Oggi ho fatto una piccola passeggiata in mezzo alla Val Grande.
Il paesino dove sono finito ha un nome ma non me lo ricordo.
O forse preferisco non nominarlo.

Ho incontrato solo due persone.

Una ragazza, ma non abitava lì. 
Credo fosse un'abitante dei boschi.
Carina. L'ho salutata e mi ha persino risposto. Poi non l'ho più vista.
Sparita come era arrivata.

Poi un pastore. 
Aveva quarant'anni. Ne dimostrava sessanta.
Simpatico ma senza strafare.

Forte odore di pecora e sterco.
Parlava male, ma mi ha salutato e mi ha raccontato di un paio di vicini.
Non so perché, io non gli ho chiesto nulla.

Mi ha raccontato che nel paesino saranno una trentina.
Alcuni si odiano.
Molti si sopportano.
Altri nemmeno si conoscono.

Mi ha raccontato di due belgi e di una piantagione di Marijuana.
Cinquantenni. Beccati ed ora agli arresti domiciliari.
Abitano lì. Da dove arriva quel fracasso di musica. 
Sono sempre lì. Ma ogni tanto escono eh.
Vanno a drogarsi quelli.
Rido.
Lui no.
Lui è serio.

Puzza di pecora.
Non glielo dico.

Mi chiede di dove sono.
Rispondo ma non commenta. O non conosce o non gliene frega nulla.

Faccio per proseguire la mia mini passeggiata e chiedo se anche la ragazza che ho incrociato prima fosse del posto.

C'è un bel sole, fa freddo ma niente di estremo, sopportabile.
Io ho il piumino, lui è in camicia e un maglioncino sdrucito.

Mi guarda sorpreso e chiede se intendo la ragazza dei boschi.
Gliela descrivo.
Dice che è lei. Dice che ogni tanto si mostra, dice di stare in guardia, che è pericolosa.

Sorrido.
Lui non sorride. Se ne va senza salutare. 
Rimane solo il suo odore di pecora e la curiosità sulla ragazza.

Me ne vado anche io.
Passo dal lavatoio e guardo i monti lontani coperti di una spruzzata di neve.
Il sole è alto ma non riscalda molto.

Torno all'auto.

Non ho corso, non ho fatto importanti dislivelli.
Non mi sono allenato.
Ho solo fatto una passeggiata in un paesino incantato, zoppicando un po', ma non importa.
Non ho fatto foto.
Me ne sono dimenticato, ero troppo in pace anche per ricordarmi di fare foto.

Tutto qui.
Fine.

mercoledì 6 dicembre 2017

Apri Twitter, chiudi Twitter

Apri Twitter e scopri che Coso delle Felpe si trasforma nel martire immaginario di un Moliére ubriaco. Lo scopri in bianco e nero con la bocca tappata e la scritta Brigate Rosse dietro di sé. 
Lo scopri a cavalcare il martirio creato da qualche ebete di Facebook ergendosi impavido contro la minaccia invisibile.
E i suoi adepti giù a leccare il culo.

Chiudi Twitter.

Apri Twitter e scopri che ci sono i fascisti, i neonazisti, i dementi insomma a cui la stampa dà visibilità e ampi spazi per mostrare qualcosa di cui ci si dovrebbe solo vergognare.
Quando scopri che qualche genio paragona Che Guevara a Hitler, o senti piagnucolare il fascistello rimbambito perché vuole avere il diritto di manifestare, allora niente, getti la spugna e...

Chiudi Twitter.

Riapri Twitter e leggi Juvemerda. 

Fanculo Twitter.

Riapri Twitter e scopri che c'è anche tanta gente con cui usciresti a berti una birra e ad ascoltarli bofonchiare le loro minchiate senza doverle per forza leggere un po' alla volta.

Rimani su Twitter e scrivi qualche cosa che ti pare bello, o che ti ha fatto bene, o che ti fa incazzare, scrivi per liberarti di un peso, per non bestemmiare in faccia a qualcuno, per prenderti meno sul serio, per non pensare, o per pensare meglio.

Prima di chiudere Twitter pensi che i politici dovrebbero evitare di stare su Twitter, che gli iper critici che non sanno fare un cazzo dovrebbero andarsene a fanculo, che quelli che sanno tutto dovrebbero riunirsi in uno stadio assieme a quelli che non sanno mai un cazzo e ridistribuire la supponenza.

Prima di chiudere Twitter mandi il link del tuo blog, perché scrivere link e blog in una frase è talmente brutto che non potevo esimermi dal farlo. 
(Ci tenevo tanto a scrivere "esimermi").

Insomma, poi chiudi blog e Twitter perché Amalia la gatta ha detto che è ora di andare a dormire.